Il tema delle relazioni anglo-italiane di età moderna è di certo uno dei più affascinanti e meno praticati negli studi storici. Esso riguarda e coinvolge, dimostrandone tutta la vitalità e il dinamismo interno, l’intera Repubblica delle Lettere fra primo Seicento e tramonto del Settecento. Maturazione e crescita del sapere, discussioni scientifiche, relazioni sociali, scambi culturali, attività diplomatica e politica, risvolti istituzionali: questo e altro ancora – molto altro, talvolta – è in gioco nella pratica del viaggio oltre Manica compiuto dai dotti e eruditi della nostra penisola, a partire dall’autunno del Rinascimento sino al declino dell’Illuminismo, passando, soprattutto, per la crisi tardo-barocca della coscienza europea negli anni di Bayle e del Réfuge ugonotto di Rotterdam. Molti, moltissimi furono dal secondo e tardo Seicento gli italiani in Inghilterra. Importante è il triangolo storico-geografico costituito da Genova, Firenze e Londra. La capitale inglese, il simbolo della modernità scientifica e politica moderne, era una meta prediletta, uno dei veri e grandi motivi per chi si metteva in viaggio. Chi si spostava, lo faceva attratto da scienza, arte, antiquaria, storia ed in generale cultura. E viaggiare, allora, non era come oggi fare turismo. Si trattava di un’esperienza, intellettuale ed umana, altamente formativa, sovente senza ritorno, sul piano della maturazione. Chi fuggiva da una Liguria chiusa e retriva, chi desiderava allargare lo spettro del dialogo anglo-toscano e chi guardava al Nord Europa come ad un faro, ad una stella polare, in grado di fare scoprire mondi e di illuminarli, in tutti i loro colori: questo libro racconta quelle storie; storie di uomini, e di idee in movimento.
Genova, Firenze, Londra. Viaggiatori italiani in Inghilterra, tra Seicento e Settecento
Davide Arecco
2023-01-01
Abstract
Il tema delle relazioni anglo-italiane di età moderna è di certo uno dei più affascinanti e meno praticati negli studi storici. Esso riguarda e coinvolge, dimostrandone tutta la vitalità e il dinamismo interno, l’intera Repubblica delle Lettere fra primo Seicento e tramonto del Settecento. Maturazione e crescita del sapere, discussioni scientifiche, relazioni sociali, scambi culturali, attività diplomatica e politica, risvolti istituzionali: questo e altro ancora – molto altro, talvolta – è in gioco nella pratica del viaggio oltre Manica compiuto dai dotti e eruditi della nostra penisola, a partire dall’autunno del Rinascimento sino al declino dell’Illuminismo, passando, soprattutto, per la crisi tardo-barocca della coscienza europea negli anni di Bayle e del Réfuge ugonotto di Rotterdam. Molti, moltissimi furono dal secondo e tardo Seicento gli italiani in Inghilterra. Importante è il triangolo storico-geografico costituito da Genova, Firenze e Londra. La capitale inglese, il simbolo della modernità scientifica e politica moderne, era una meta prediletta, uno dei veri e grandi motivi per chi si metteva in viaggio. Chi si spostava, lo faceva attratto da scienza, arte, antiquaria, storia ed in generale cultura. E viaggiare, allora, non era come oggi fare turismo. Si trattava di un’esperienza, intellettuale ed umana, altamente formativa, sovente senza ritorno, sul piano della maturazione. Chi fuggiva da una Liguria chiusa e retriva, chi desiderava allargare lo spettro del dialogo anglo-toscano e chi guardava al Nord Europa come ad un faro, ad una stella polare, in grado di fare scoprire mondi e di illuminarli, in tutti i loro colori: questo libro racconta quelle storie; storie di uomini, e di idee in movimento.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



