Abstract - Italiano L’articolo fornisce alcuni spunti di riflessione sulla questione relativa alla concreta possibilità di individuare e sancire diritti che siano effettivamente universali, cioè sempre validi per tutta l’umanità, in ogni tempo ed in ogni area geografica. La riflessione viene svolta prendendo spunto da una specifica disposizione della Dichiarazione, ovverosia l’art 16 che sancisce il diritto degli uomini e delle donne di sposarsi e di fondare una famiglia, ed inoltre definisce la famiglia come il nucleo "naturale" e fondamentale della società. La disposizione in questione, più di ogni altra, si è infatti confrontata con i profondi mutamenti registrati nel tessuto sociale negli ultimi decenni, ed in particolare con la diffusione di nuove relazioni affettive e para-familiari, parallele al matrimonio, tra persone di sesso diverso o dello stesso sesso, foriere di rivendicazioni di nuovi diritti. Dopo aver passato in rassegna il quadro normativo che tutela le unioni dello stesso sesso (mediante la forma delle unioni civili (civil parnership) ovvero del matrimonio egualitario (same sex marriage) in vigore nell’ordinamento dei più importanti Stati sottoscrittori della Dichiarazione, nonché di quello vigente in alcuni Stati dell’Unione Europea, viene messo in luce il sostanziale stravolgimento dell’istituto del matrimonio rispetto a come era stato tratteggiato nella Dichiarazione, sollecitando una riflessione, generale, sia sulla possibilità per l’uomo di individuare diritti universali immutabili, sia di riconoscere il loro fondamento ultimo. Viene dunque ripercorsa la storia del pensiero giusnaturalista nella cultura giuridica occidentale, nonché le critiche svolte dal filosofo contemporaneo Norberto Bobbio sulla effettiva possibilità per l’uomo di ricercare il fondamento assoluto dei diritti dell’uomo In relazione a nuove istanze ancora ignote, che potranno in futuro emergere proponendosi come ‘nuovi diritti’, viene ricuperata l’elaborazione filosofico-giuridica svolta da Immanuel Kant nell’opera “Metafisica dei costumi”, e viene proposto, quale criterio più sicuro per riconoscere i diritti umani come diritti universali in senso proprio, la caratteristica di avere un preciso confine laddove viene in rilievo un altro uomo ed iniziano i diritti di quest’ultimo. In questa ottica, con riferimento all’estensione di “nuovi diritti” nel contesto delle nuove formazioni sociali formate da persone dello stesso sesso, consegue che la filiazione (compresa l’adozione) rappresenta l’istituto più problematico in ragione del fatto che il suo riconoscimento anche in tali contesti non si risolve in una isolata pretesa “di coppia” da assecondare, bensì coinvolge necessariamente un altro soggetto di diritto (il minore) anch’egli titolare di diritti universali e inalienabili (come quello di avere un padre e una madre) che non possono essere compressi. Abstract - inglese The article offers several reflections on the issue of whether it is truly possible to identify and affirm rights that are genuinely universal—that is, valid for all humanity, at all times and in every geographic area. The discussion is developed with reference to a specific provision of the Declaration, namely Article 16, which affirms the right of men and women to marry and to found a family, and further defines the family as the “natural” and fundamental unit of society. This provision, more than any other, has been challenged by the profound transformations that have occurred in the social fabric in recent decades, particularly due to the emergence of new affective and para-familial relationships, parallel to marriage, between persons of different or same sex, which have led to demands for the recognition of new rights. After reviewing the legal frameworks that protect same-sex unions—through either civil partnerships or same-sex marriage—currently in force in the legal systems of major signatories to the Declaration, as well as in some European Union Member States, the article highlights the substantial transformation of the institution of marriage compared to how it was outlined in the Declaration. This analysis prompts a broader reflection on both the human capacity to define immutable universal rights and on the possibility of identifying their ultimate foundation. The article then retraces the history of natural law theory in Western legal culture and considers the critiques offered by contemporary philosopher Norberto Bobbio regarding the actual possibility of identifying the absolute foundation of human rights. In view of new and as yet unknown demands that may emerge in the future, claiming recognition as “new rights,” the philosophical-legal thought of Immanuel Kant as expressed in The Metaphysics of Morals is revisited. The article proposes that the most reliable criterion for recognizing human rights as truly universal lies in their inherent limitation: they must cease where the rights of another human being begin. From this perspective, with regard to the recognition of “new rights” within new social formations composed of same-sex couples, the institution of filiation (including adoption) emerges as the most problematic. This is because its recognition in such contexts cannot be reduced to a simple “couple’s claim” to be satisfied, but necessarily involves another legal subject—the child—who is likewise the bearer of universal and inalienable rights (such as the right to have both a mother and a father), which cannot be overridden.
Fondamento dei diritti umani e nuovi modelli di famiglia,
belloli
2019-01-01
Abstract
Abstract - Italiano L’articolo fornisce alcuni spunti di riflessione sulla questione relativa alla concreta possibilità di individuare e sancire diritti che siano effettivamente universali, cioè sempre validi per tutta l’umanità, in ogni tempo ed in ogni area geografica. La riflessione viene svolta prendendo spunto da una specifica disposizione della Dichiarazione, ovverosia l’art 16 che sancisce il diritto degli uomini e delle donne di sposarsi e di fondare una famiglia, ed inoltre definisce la famiglia come il nucleo "naturale" e fondamentale della società. La disposizione in questione, più di ogni altra, si è infatti confrontata con i profondi mutamenti registrati nel tessuto sociale negli ultimi decenni, ed in particolare con la diffusione di nuove relazioni affettive e para-familiari, parallele al matrimonio, tra persone di sesso diverso o dello stesso sesso, foriere di rivendicazioni di nuovi diritti. Dopo aver passato in rassegna il quadro normativo che tutela le unioni dello stesso sesso (mediante la forma delle unioni civili (civil parnership) ovvero del matrimonio egualitario (same sex marriage) in vigore nell’ordinamento dei più importanti Stati sottoscrittori della Dichiarazione, nonché di quello vigente in alcuni Stati dell’Unione Europea, viene messo in luce il sostanziale stravolgimento dell’istituto del matrimonio rispetto a come era stato tratteggiato nella Dichiarazione, sollecitando una riflessione, generale, sia sulla possibilità per l’uomo di individuare diritti universali immutabili, sia di riconoscere il loro fondamento ultimo. Viene dunque ripercorsa la storia del pensiero giusnaturalista nella cultura giuridica occidentale, nonché le critiche svolte dal filosofo contemporaneo Norberto Bobbio sulla effettiva possibilità per l’uomo di ricercare il fondamento assoluto dei diritti dell’uomo In relazione a nuove istanze ancora ignote, che potranno in futuro emergere proponendosi come ‘nuovi diritti’, viene ricuperata l’elaborazione filosofico-giuridica svolta da Immanuel Kant nell’opera “Metafisica dei costumi”, e viene proposto, quale criterio più sicuro per riconoscere i diritti umani come diritti universali in senso proprio, la caratteristica di avere un preciso confine laddove viene in rilievo un altro uomo ed iniziano i diritti di quest’ultimo. In questa ottica, con riferimento all’estensione di “nuovi diritti” nel contesto delle nuove formazioni sociali formate da persone dello stesso sesso, consegue che la filiazione (compresa l’adozione) rappresenta l’istituto più problematico in ragione del fatto che il suo riconoscimento anche in tali contesti non si risolve in una isolata pretesa “di coppia” da assecondare, bensì coinvolge necessariamente un altro soggetto di diritto (il minore) anch’egli titolare di diritti universali e inalienabili (come quello di avere un padre e una madre) che non possono essere compressi. Abstract - inglese The article offers several reflections on the issue of whether it is truly possible to identify and affirm rights that are genuinely universal—that is, valid for all humanity, at all times and in every geographic area. The discussion is developed with reference to a specific provision of the Declaration, namely Article 16, which affirms the right of men and women to marry and to found a family, and further defines the family as the “natural” and fundamental unit of society. This provision, more than any other, has been challenged by the profound transformations that have occurred in the social fabric in recent decades, particularly due to the emergence of new affective and para-familial relationships, parallel to marriage, between persons of different or same sex, which have led to demands for the recognition of new rights. After reviewing the legal frameworks that protect same-sex unions—through either civil partnerships or same-sex marriage—currently in force in the legal systems of major signatories to the Declaration, as well as in some European Union Member States, the article highlights the substantial transformation of the institution of marriage compared to how it was outlined in the Declaration. This analysis prompts a broader reflection on both the human capacity to define immutable universal rights and on the possibility of identifying their ultimate foundation. The article then retraces the history of natural law theory in Western legal culture and considers the critiques offered by contemporary philosopher Norberto Bobbio regarding the actual possibility of identifying the absolute foundation of human rights. In view of new and as yet unknown demands that may emerge in the future, claiming recognition as “new rights,” the philosophical-legal thought of Immanuel Kant as expressed in The Metaphysics of Morals is revisited. The article proposes that the most reliable criterion for recognizing human rights as truly universal lies in their inherent limitation: they must cease where the rights of another human being begin. From this perspective, with regard to the recognition of “new rights” within new social formations composed of same-sex couples, the institution of filiation (including adoption) emerges as the most problematic. This is because its recognition in such contexts cannot be reduced to a simple “couple’s claim” to be satisfied, but necessarily involves another legal subject—the child—who is likewise the bearer of universal and inalienable rights (such as the right to have both a mother and a father), which cannot be overridden.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



