Osservando i temi cardine dei testi generalisti e syllabi inerenti alla storia del design si rende manifesta una predominanza di alcune narrazioni su altre. Si prendano le vicende del Bauhaus (Maldonado, 2019) o del movimento Arts & Crafts (Sudjic, 2014): indubbiamente, si configurano quali irrinunciabili pilastri sia nella conoscenza di base della storia del design, sia nella formazione al progetto; tuttavia, la loro narrazione, sovente, viene stereotipata, ridotta in termini temporali e culturali e – allo stesso tempo – espansa in termini di predominio, a sfavore di altre. Allport, nell’immediato dopoguerra, introduce l’impopolare concetto di pregiudizio: parla di generalizzazioni, di antipatie, di mancanza di flessibilità (1954, pp. 6-7). Studi più recenti, tuttavia, evidenziano a sorpresa un carattere creativo in queste sistematizzazioni rigide, volto anche a raggiungere l’identificazione sociale (Durrheim, Quayle, & Dixon, 2016, p.22-3). Applichiamo questo concetto alla selezione degli argomenti che viene inserita nei testi e comunicata nella didattica della storia del design: si basa su un bagaglio certamente personale, ma necessariamente viene influenzata anche da strutture della conoscenza esterne allo studioso stesso, proprie della società, del tempo, delle appartenenze. Dunque si rivela utile l’orgoglio del pregiudizio! Il suo peso è nodale per espandere i confini di sistematizzazioni – proprie del metodo – ormai desuete, a identificare cosa vada inglobato di diritto, ammesso, citato, raccontato e studiato all’interno della vicenda storica del design. Il pregiudizio può essere quel vaglio selettivo, generatore di linee e percorsi da seguire per lo sviluppo e l’avanzamento della disciplina, all’interno del metodo proprio della didattica della storia del design.
ORGOGLIO DEL PREGIUDIZIO: UN DISCORSO SUL METODO E SUI CONFINI PER LA DIDATTICA DELLA STORIA DEL DESIGN
Luisa Chimenz
2024-01-01
Abstract
Osservando i temi cardine dei testi generalisti e syllabi inerenti alla storia del design si rende manifesta una predominanza di alcune narrazioni su altre. Si prendano le vicende del Bauhaus (Maldonado, 2019) o del movimento Arts & Crafts (Sudjic, 2014): indubbiamente, si configurano quali irrinunciabili pilastri sia nella conoscenza di base della storia del design, sia nella formazione al progetto; tuttavia, la loro narrazione, sovente, viene stereotipata, ridotta in termini temporali e culturali e – allo stesso tempo – espansa in termini di predominio, a sfavore di altre. Allport, nell’immediato dopoguerra, introduce l’impopolare concetto di pregiudizio: parla di generalizzazioni, di antipatie, di mancanza di flessibilità (1954, pp. 6-7). Studi più recenti, tuttavia, evidenziano a sorpresa un carattere creativo in queste sistematizzazioni rigide, volto anche a raggiungere l’identificazione sociale (Durrheim, Quayle, & Dixon, 2016, p.22-3). Applichiamo questo concetto alla selezione degli argomenti che viene inserita nei testi e comunicata nella didattica della storia del design: si basa su un bagaglio certamente personale, ma necessariamente viene influenzata anche da strutture della conoscenza esterne allo studioso stesso, proprie della società, del tempo, delle appartenenze. Dunque si rivela utile l’orgoglio del pregiudizio! Il suo peso è nodale per espandere i confini di sistematizzazioni – proprie del metodo – ormai desuete, a identificare cosa vada inglobato di diritto, ammesso, citato, raccontato e studiato all’interno della vicenda storica del design. Il pregiudizio può essere quel vaglio selettivo, generatore di linee e percorsi da seguire per lo sviluppo e l’avanzamento della disciplina, all’interno del metodo proprio della didattica della storia del design.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



