Il disegno, inteso come strumento di indagine e interpretazione, gioca un ruolo essenziale nella rappresentazione del patrimonio culturale scomparso, non solo come mezzo di documentazione, ma anche come espressione di emozioni e sensibilità. Attraverso la sua capacità di colmare le lacune della memoria e della documentazione storica, la rappresentazione grafica si configura come un atto interpretativo, capace di trasformare dati e tracce materiali in immagini evocative che influenzano la percezione del passato. Questo studio esplora il ruolo della rappresentazione visiva nelle sue molteplici forme – dalle mappe narrative alla raffigurazione delle rovine, fino alle moderne ricostruzioni digitali – nel processo di costruzione della memoria collettiva e della valorizzazione del patrimonio culturale. Le mappe storiche non solo descrivono lo spazio, ma ne rivelano le stratificazioni culturali e identitarie, mentre la rappresentazione delle rovine si è evoluta nel tempo, oscillando tra documentazione analitica e interpretazione artistica. Con l’avvento delle tecnologie digitali, il disegno si è trasformato in un’esperienza immersiva, capace di suscitare emozioni e di rendere accessibile il patrimonio perduto a un pubblico sempre più ampio. Attraverso una serie di casi studio, il paper analizza come il disegno non sia solo un mezzo di progettazione e comunicazione, ma anche un dispositivo narrativo e sensoriale, in grado di modellare la percezione della storia e di rafforzare il legame emotivo tra individuo, territorio e memoria collettiva.
Disegnare il passato: la rappresentazione del patrimonio culturale scomparso
Anna Toth;Chiara Maresca
2025-01-01
Abstract
Il disegno, inteso come strumento di indagine e interpretazione, gioca un ruolo essenziale nella rappresentazione del patrimonio culturale scomparso, non solo come mezzo di documentazione, ma anche come espressione di emozioni e sensibilità. Attraverso la sua capacità di colmare le lacune della memoria e della documentazione storica, la rappresentazione grafica si configura come un atto interpretativo, capace di trasformare dati e tracce materiali in immagini evocative che influenzano la percezione del passato. Questo studio esplora il ruolo della rappresentazione visiva nelle sue molteplici forme – dalle mappe narrative alla raffigurazione delle rovine, fino alle moderne ricostruzioni digitali – nel processo di costruzione della memoria collettiva e della valorizzazione del patrimonio culturale. Le mappe storiche non solo descrivono lo spazio, ma ne rivelano le stratificazioni culturali e identitarie, mentre la rappresentazione delle rovine si è evoluta nel tempo, oscillando tra documentazione analitica e interpretazione artistica. Con l’avvento delle tecnologie digitali, il disegno si è trasformato in un’esperienza immersiva, capace di suscitare emozioni e di rendere accessibile il patrimonio perduto a un pubblico sempre più ampio. Attraverso una serie di casi studio, il paper analizza come il disegno non sia solo un mezzo di progettazione e comunicazione, ma anche un dispositivo narrativo e sensoriale, in grado di modellare la percezione della storia e di rafforzare il legame emotivo tra individuo, territorio e memoria collettiva.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



