Il saggio propone una lettura di Casa Volpini (1972) per mezzo di disegni e documenti d'archivio che riaprono le porte a una convivenza complessa ma possibile tra metafisica e ruralità, ideale e domestico. Si tratta di una casa di un autore per un autore, dall’architetto Gian Piero Frassinelli del collettivo radicale Superstudio al pittore Renato Volpini, andata oggi incontro a sovrascritture che hanno reciso qualsiasi rapporto con l’immaginario d’origine. Questo contributo cerca di camminare su una linea d’ombra che aggancia miseria da un basso realismo verso il risveglio di una storia celata, isolata sui Monti delle Cesane, a pochi chilometri da Urbino. Viene così tracciato per mano di un’assenza un sentiero oggi interrotto, che stimola riflessioni sul transito passeggero di utopia tra cose reali. Scelte di linguaggio radicali dilatano lo spazio di un’architettura eterea, alterano i costumi decostruendo dall’interno i codici di un’architettura rurale, sulla linea del linguaggio minore. Utopia non rinuncia alla sua natura critica, agisce per negazione di enfasi retoriche, disinnesca consuetudini a partire da una componente avversaria che non appartiene per questioni formali, mettendosi in posizione assolutamente altra. Colpito a morte, il cadavere di utopia comincia a vivere in un’architettura d’altri: la nostalgia si fa critica e la miseria eterno ritorno del desiderio.

Il cadavere di utopia. Casa Volpini, la miseria e l’eterno ritorno del desiderio

Pietro Alfano
2025-01-01

Abstract

Il saggio propone una lettura di Casa Volpini (1972) per mezzo di disegni e documenti d'archivio che riaprono le porte a una convivenza complessa ma possibile tra metafisica e ruralità, ideale e domestico. Si tratta di una casa di un autore per un autore, dall’architetto Gian Piero Frassinelli del collettivo radicale Superstudio al pittore Renato Volpini, andata oggi incontro a sovrascritture che hanno reciso qualsiasi rapporto con l’immaginario d’origine. Questo contributo cerca di camminare su una linea d’ombra che aggancia miseria da un basso realismo verso il risveglio di una storia celata, isolata sui Monti delle Cesane, a pochi chilometri da Urbino. Viene così tracciato per mano di un’assenza un sentiero oggi interrotto, che stimola riflessioni sul transito passeggero di utopia tra cose reali. Scelte di linguaggio radicali dilatano lo spazio di un’architettura eterea, alterano i costumi decostruendo dall’interno i codici di un’architettura rurale, sulla linea del linguaggio minore. Utopia non rinuncia alla sua natura critica, agisce per negazione di enfasi retoriche, disinnesca consuetudini a partire da una componente avversaria che non appartiene per questioni formali, mettendosi in posizione assolutamente altra. Colpito a morte, il cadavere di utopia comincia a vivere in un’architettura d’altri: la nostalgia si fa critica e la miseria eterno ritorno del desiderio.
2025
9791222322568
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11567/1264456
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