Raffaello Borghini appartenne alla cerchia dei funzionari e burocrati medicei, come testimoniano i materiali d’archivio reperiti a pubblicati in appendice da Veronica Vestri (si tratta di lettere spedite da Borghini a Giovanni Caccini e Baccio Valori, che figura non a caso tra gli interlocutori del Riposo). Oltre che dalla miniera delle Vite del Vasari (da cui ricava evidentemente anche parecchia terminologia), Borghini trae spunto anche da fonti manoscritte di parte anti-vasariana (Cellini) e rielabora principi iconografici di taglio controriformato (il Giovanni Andrea Gilio dei Due dialoghi, apparsi nel 1564) in una dimensione pratica, senza mai fare riferimento esplicito agli autori che cita. L’articolo insiste inoltre sulla suddivisione dei ruoli che vige nello sfaccettato contesto artistico del tardo Cinquecento mediceo, cercando di dedurre i principi fondamentali dall’arte esposti nel corso del dialogo dai diversi protagonisti del collezionismo fiorentino. Così, se lo scultore Ridolfo Sirigatti presenta le notizie tecniche e pratiche (con plagio evidente dal Libro di Cennini e da altri ricettari), e contribuisce a ricostruire le biografie degli artisti insieme a Baccio Valori, spetta invece al padrone di casa, il mecenate Bernardo Vecchietti, l’onere di esaminare la dimensione teorica dell’arte.
"Il Riposo" di Raffaello Borghini: una testimonianza preziosa sul tardo Cinquecento fiorentino fra plagi palesi e novità sostanziali
Carrara, E.
2025-01-01
Abstract
Raffaello Borghini appartenne alla cerchia dei funzionari e burocrati medicei, come testimoniano i materiali d’archivio reperiti a pubblicati in appendice da Veronica Vestri (si tratta di lettere spedite da Borghini a Giovanni Caccini e Baccio Valori, che figura non a caso tra gli interlocutori del Riposo). Oltre che dalla miniera delle Vite del Vasari (da cui ricava evidentemente anche parecchia terminologia), Borghini trae spunto anche da fonti manoscritte di parte anti-vasariana (Cellini) e rielabora principi iconografici di taglio controriformato (il Giovanni Andrea Gilio dei Due dialoghi, apparsi nel 1564) in una dimensione pratica, senza mai fare riferimento esplicito agli autori che cita. L’articolo insiste inoltre sulla suddivisione dei ruoli che vige nello sfaccettato contesto artistico del tardo Cinquecento mediceo, cercando di dedurre i principi fondamentali dall’arte esposti nel corso del dialogo dai diversi protagonisti del collezionismo fiorentino. Così, se lo scultore Ridolfo Sirigatti presenta le notizie tecniche e pratiche (con plagio evidente dal Libro di Cennini e da altri ricettari), e contribuisce a ricostruire le biografie degli artisti insieme a Baccio Valori, spetta invece al padrone di casa, il mecenate Bernardo Vecchietti, l’onere di esaminare la dimensione teorica dell’arte.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



