Un ruolo rilevante nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite è attribuito alla finanza sostenibile ma nell’ambito della stessa, d’altra parte, sono stati riscontrati diversi ostacoli al suo corretto funzionamento. Benché il Piano d’azione UE in materia e le successive strategie mirino a risolvere numerose problematiche, alcune di queste restano prive di soluzioni efficaci: alti costi delle valutazioni ESG delle imprese, incerta qualità dei dati ESG e difficile comparabilità di questi, così come il rischio di greenwashing perdurano e non possono essere risolti attraverso le misure di semplificazione annunciate (Omnibus package). In questo contesto, la finanza digitale sembra poter contribuire a colmare alcune lacune, dando luogo ad un nuovo segmento del settore: “sustainable digital finance”, potenzialmente in grado, tra l’altro, di contenere i costi e migliorare la quantità e qualità dei dati disponibili. Tuttavia, la finanza digitale non è certamente scevra di proprie problematiche giuridiche, le quali si aggiungono a quelle riscontrate nella finanza sostenibile, rendendo ancora più complessa l’analisi giuridica: l’interprete deve infatti orientarsi in un labirinto di questioni giuridiche, anche alla ricerca di coerenza nel complessivo quadro normativo. Il contributo si concentrerà sull’uso dell’intelligenza artificiale nelle valutazioni ESG finalizzate alle decisioni di investimento, constatando la presenza di una pluralità di normative rilevanti: alcune con applicazione cross-sectoral (GDPR, Data Act, Data Governance Act, etc.) e anche dedicate ad una tecnologia specifica (AI Act, Digital services Market/Services Act); altre specifiche del settore degli investimenti (MiFID II, UCITS/AIFMD; o finanziario: ESAP, etc.) o della finanza digitale alternativa (European crowdfunding services providers’ regulation; MiCAR) o della finanza sostenibile (CSRD, SFDR, etc.). Il presente lavoro, continuando l’analisi del nuovo segmento della “sustainable digital finance”, avrà l’obiettivo di far luce sulle opportunità ma anche complessità di tale nuova area, proponendo soluzioni interpretative e di riforma.
FINANZA DIGITALE, INVESTIMENTI ESG E INTELLIGENZA ARTIFICIALE
E. Macchiavello
2026-01-01
Abstract
Un ruolo rilevante nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite è attribuito alla finanza sostenibile ma nell’ambito della stessa, d’altra parte, sono stati riscontrati diversi ostacoli al suo corretto funzionamento. Benché il Piano d’azione UE in materia e le successive strategie mirino a risolvere numerose problematiche, alcune di queste restano prive di soluzioni efficaci: alti costi delle valutazioni ESG delle imprese, incerta qualità dei dati ESG e difficile comparabilità di questi, così come il rischio di greenwashing perdurano e non possono essere risolti attraverso le misure di semplificazione annunciate (Omnibus package). In questo contesto, la finanza digitale sembra poter contribuire a colmare alcune lacune, dando luogo ad un nuovo segmento del settore: “sustainable digital finance”, potenzialmente in grado, tra l’altro, di contenere i costi e migliorare la quantità e qualità dei dati disponibili. Tuttavia, la finanza digitale non è certamente scevra di proprie problematiche giuridiche, le quali si aggiungono a quelle riscontrate nella finanza sostenibile, rendendo ancora più complessa l’analisi giuridica: l’interprete deve infatti orientarsi in un labirinto di questioni giuridiche, anche alla ricerca di coerenza nel complessivo quadro normativo. Il contributo si concentrerà sull’uso dell’intelligenza artificiale nelle valutazioni ESG finalizzate alle decisioni di investimento, constatando la presenza di una pluralità di normative rilevanti: alcune con applicazione cross-sectoral (GDPR, Data Act, Data Governance Act, etc.) e anche dedicate ad una tecnologia specifica (AI Act, Digital services Market/Services Act); altre specifiche del settore degli investimenti (MiFID II, UCITS/AIFMD; o finanziario: ESAP, etc.) o della finanza digitale alternativa (European crowdfunding services providers’ regulation; MiCAR) o della finanza sostenibile (CSRD, SFDR, etc.). Il presente lavoro, continuando l’analisi del nuovo segmento della “sustainable digital finance”, avrà l’obiettivo di far luce sulle opportunità ma anche complessità di tale nuova area, proponendo soluzioni interpretative e di riforma.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



