“Dalla realtà e dal mito di Venezia noi possiamo costruire una Venezia analoga”, scrive Aldo Rossi. Una lettura omeomerica di Venezia consente di compiere movimenti che toccano architetture geograficamente distanti, apparentemente diverse, ma sviluppatesi da un seme comune. Ipotizzando di ridurre il territorio lagunare a uno scheletro carbonioso, dall’analisi molecolare risulterebbe che gli atomi di Venezia sono le sue stesse isole: particelle mobili, per radice etimologica4, che, private della tangenza alla terraferma, fluttuano sull’instabilità della materia liquida. Abitare l’isola pone in una condizione di sospensione in quanto sfrutta il distaccamento dal quotidiano per favorire il ritorno a una forma di selvatichezza. Se dalle ricerche di Joseph Rykwert emerge come la capanna primitiva sia sempre collocata entro una scena remota e atemporale denominata “paradiso”, la casa sull’isola, nell’immaginario collettivo, è spesso teatro di fughe o prigionie, di lotte per la sopravvivenza, di strategie di difesa e/o attacco – bellum omnium contra omnes –, di progettualità future. Paradigmatica è l’isola di Prospero in The Tempest, dove Shakespeare progetta il naufragio dentro i con ni del magico e del soprannaturale. L’isola è dunque qui interpretata come locus horridus, il topos letterario che nella descriptio locorum è opposto al locus amoenus: la casa ivi costruita sancisce il patto di conciliazione cosmica tra stato di Natura e stato delle Cose. Il percorso di seguito intrapreso approfondisce modelli abitativi insulari di coesistenza tra il domestico e il selvatico: partendo da Venezia si raggiungono geografie altre, dove sono riconoscibili tracce della città lagunare.
Di case, isole e selve. Omeomerie veneziane
Giovanni Carli
2023-01-01
Abstract
“Dalla realtà e dal mito di Venezia noi possiamo costruire una Venezia analoga”, scrive Aldo Rossi. Una lettura omeomerica di Venezia consente di compiere movimenti che toccano architetture geograficamente distanti, apparentemente diverse, ma sviluppatesi da un seme comune. Ipotizzando di ridurre il territorio lagunare a uno scheletro carbonioso, dall’analisi molecolare risulterebbe che gli atomi di Venezia sono le sue stesse isole: particelle mobili, per radice etimologica4, che, private della tangenza alla terraferma, fluttuano sull’instabilità della materia liquida. Abitare l’isola pone in una condizione di sospensione in quanto sfrutta il distaccamento dal quotidiano per favorire il ritorno a una forma di selvatichezza. Se dalle ricerche di Joseph Rykwert emerge come la capanna primitiva sia sempre collocata entro una scena remota e atemporale denominata “paradiso”, la casa sull’isola, nell’immaginario collettivo, è spesso teatro di fughe o prigionie, di lotte per la sopravvivenza, di strategie di difesa e/o attacco – bellum omnium contra omnes –, di progettualità future. Paradigmatica è l’isola di Prospero in The Tempest, dove Shakespeare progetta il naufragio dentro i con ni del magico e del soprannaturale. L’isola è dunque qui interpretata come locus horridus, il topos letterario che nella descriptio locorum è opposto al locus amoenus: la casa ivi costruita sancisce il patto di conciliazione cosmica tra stato di Natura e stato delle Cose. Il percorso di seguito intrapreso approfondisce modelli abitativi insulari di coesistenza tra il domestico e il selvatico: partendo da Venezia si raggiungono geografie altre, dove sono riconoscibili tracce della città lagunare.| File | Dimensione | Formato | |
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