Le incursioni gote preoccupavano da tempo l’imperatore d’oriente Zenone, che nel 488 incaricò Teodorico di guidare gli Ostrogoti in Italia. Sconfitto Odoacre a Ravenna nel 493, Teodorico divenne dunque re d’Italia fino al 526. Da bambino, a Costantinopoli, egli aveva maturato una grande ammirazione per Roma. Governare sui territori anticamente appartenuti all’impero era un privilegio che lo rendeva diverso dagli altri re barbarici. Considerandosi erede degli imperatori, Teodorico realizzò a Ravenna uno straordinario esperimento di pacifica convivenza tra Goti e Romani. Ma con il tempo la situazione cambiò e la pace tra i due popoli finì per sempre. Teodorico è stato oggetto di giudizi contraddittori da parte dei contemporanei e della storiografia. Molte leggende lo dipingono come un personaggio demoniaco, punito con una morte orribile. Parte della letteratura tardo-antica, invece, lo esalta: è il caso di Ennodio, autore di Carmina e del Panegyricus dictus clementissimo regi Theoderico. Il Panegyricus celebra Teodorico come optimus princeps dotato di pietas e mansuetudo, sceso in Italia dispositione caelestis imperii. Con lui si inaugura dunque una rinnovata età dell’oro e Roma finalmente rinasce. Ennodio loda il re barbarico come un novello Enea: ha sconfitto il tyrannus Odoacre e ristabilito la pace per volere divino. Il raffinato carme ennodiano De horto regis ritrae infine Teodorico come sovrano sapiente, generale coraggioso, ma anche benefattore dell’umanità per le sue inattese doti di...contadino. Il carme, ricco di reminiscenze classiche e bibliche, restituisce un ritratto inedito, decisamente di gusto tardo-antico, del re Teodorico il Grande.

Goto per stirpe, romano per (divina) vocazione: Teodorico nel Panegyricus e nel de horto regis di Ennodio

S. Ferrando
2024-01-01

Abstract

Le incursioni gote preoccupavano da tempo l’imperatore d’oriente Zenone, che nel 488 incaricò Teodorico di guidare gli Ostrogoti in Italia. Sconfitto Odoacre a Ravenna nel 493, Teodorico divenne dunque re d’Italia fino al 526. Da bambino, a Costantinopoli, egli aveva maturato una grande ammirazione per Roma. Governare sui territori anticamente appartenuti all’impero era un privilegio che lo rendeva diverso dagli altri re barbarici. Considerandosi erede degli imperatori, Teodorico realizzò a Ravenna uno straordinario esperimento di pacifica convivenza tra Goti e Romani. Ma con il tempo la situazione cambiò e la pace tra i due popoli finì per sempre. Teodorico è stato oggetto di giudizi contraddittori da parte dei contemporanei e della storiografia. Molte leggende lo dipingono come un personaggio demoniaco, punito con una morte orribile. Parte della letteratura tardo-antica, invece, lo esalta: è il caso di Ennodio, autore di Carmina e del Panegyricus dictus clementissimo regi Theoderico. Il Panegyricus celebra Teodorico come optimus princeps dotato di pietas e mansuetudo, sceso in Italia dispositione caelestis imperii. Con lui si inaugura dunque una rinnovata età dell’oro e Roma finalmente rinasce. Ennodio loda il re barbarico come un novello Enea: ha sconfitto il tyrannus Odoacre e ristabilito la pace per volere divino. Il raffinato carme ennodiano De horto regis ritrae infine Teodorico come sovrano sapiente, generale coraggioso, ma anche benefattore dell’umanità per le sue inattese doti di...contadino. Il carme, ricco di reminiscenze classiche e bibliche, restituisce un ritratto inedito, decisamente di gusto tardo-antico, del re Teodorico il Grande.
2024
978-84-10120-48-8
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11567/1303616
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