L’articolo analizza il ruolo dei movimenti per l’unità europea nel contesto del quinto allargamento dell’Unione Europea (2004-2007), evidenziando come l’integrazione non sia stata solo il risultato di decisioni istituzionali, ma anche di un lungo contributo politico, culturale e civile proveniente da attori “dal basso”. In particolare, mette a confronto i movimenti europeisti occidentali, già strutturati e orientati a un modello federale dell’Europa, con quelli dell’Europa centro-orientale, sviluppatisi in condizioni di repressione durante la Guerra fredda e successivamente trasformatisi in forze trainanti del “ritorno all’Europa” dopo il 1989. I movimenti occidentali – come il Movimento federalista europeo, l’Unione dei federalisti europei e il Movimento europeo internazionale – hanno sostenuto l’allargamento come un passaggio storico e morale, ma anche come una sfida per rafforzare l’Unione in senso democratico e federale. Essi hanno promosso riforme istituzionali, partecipazione civica e una narrazione politica dell’integrazione, sottolineando la necessità di una Costituzione europea e di un superamento della logica intergovernativa. Parallelamente, nei Paesi dell’Europa centro-orientale, l’europeismo è emerso inizialmente in forma intellettuale e clandestina, identificando l’Europa con i valori di libertà, democrazia e Stato di diritto. Movimenti civici, dissidenti e reti culturali hanno preparato il terreno per l’adesione all’UE, contribuendo a orientare le transizioni post-comuniste. In questo contesto, l’adesione è stata percepita come una reintegrazione storica piuttosto che come una semplice scelta politica o economica. L’articolo evidenzia inoltre come il processo di allargamento sia stato accompagnato da dinamiche politiche complesse, inclusa la cooperazione regionale (come il Gruppo di Visegrád) e il contributo di Paesi con caratteristiche peculiari come Malta e Cipro. Tuttavia, dopo l’adesione, si registra in molti Paesi un progressivo indebolimento dell’entusiasmo europeista e la crescita di tendenze sovraniste ed euroscettiche, che mettono in discussione il progetto federale. In conclusione, i movimenti per l’unità europea hanno avuto un ruolo decisivo nel promuovere l’allargamento come progetto politico e valoriale, contribuendo a costruire un’Europa più ampia e pluralista. Tuttavia, la loro capacità di incidere oggi appare limitata, e il futuro dell’integrazione europea rimane segnato dalla tensione tra spinte sovranazionali e resistenze nazionali.
I movimenti per l’unità europea e il quinto allargamento
Lara Piccardo
2025-01-01
Abstract
L’articolo analizza il ruolo dei movimenti per l’unità europea nel contesto del quinto allargamento dell’Unione Europea (2004-2007), evidenziando come l’integrazione non sia stata solo il risultato di decisioni istituzionali, ma anche di un lungo contributo politico, culturale e civile proveniente da attori “dal basso”. In particolare, mette a confronto i movimenti europeisti occidentali, già strutturati e orientati a un modello federale dell’Europa, con quelli dell’Europa centro-orientale, sviluppatisi in condizioni di repressione durante la Guerra fredda e successivamente trasformatisi in forze trainanti del “ritorno all’Europa” dopo il 1989. I movimenti occidentali – come il Movimento federalista europeo, l’Unione dei federalisti europei e il Movimento europeo internazionale – hanno sostenuto l’allargamento come un passaggio storico e morale, ma anche come una sfida per rafforzare l’Unione in senso democratico e federale. Essi hanno promosso riforme istituzionali, partecipazione civica e una narrazione politica dell’integrazione, sottolineando la necessità di una Costituzione europea e di un superamento della logica intergovernativa. Parallelamente, nei Paesi dell’Europa centro-orientale, l’europeismo è emerso inizialmente in forma intellettuale e clandestina, identificando l’Europa con i valori di libertà, democrazia e Stato di diritto. Movimenti civici, dissidenti e reti culturali hanno preparato il terreno per l’adesione all’UE, contribuendo a orientare le transizioni post-comuniste. In questo contesto, l’adesione è stata percepita come una reintegrazione storica piuttosto che come una semplice scelta politica o economica. L’articolo evidenzia inoltre come il processo di allargamento sia stato accompagnato da dinamiche politiche complesse, inclusa la cooperazione regionale (come il Gruppo di Visegrád) e il contributo di Paesi con caratteristiche peculiari come Malta e Cipro. Tuttavia, dopo l’adesione, si registra in molti Paesi un progressivo indebolimento dell’entusiasmo europeista e la crescita di tendenze sovraniste ed euroscettiche, che mettono in discussione il progetto federale. In conclusione, i movimenti per l’unità europea hanno avuto un ruolo decisivo nel promuovere l’allargamento come progetto politico e valoriale, contribuendo a costruire un’Europa più ampia e pluralista. Tuttavia, la loro capacità di incidere oggi appare limitata, e il futuro dell’integrazione europea rimane segnato dalla tensione tra spinte sovranazionali e resistenze nazionali.| File | Dimensione | Formato | |
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