Il volume ricostruisce le radici popolari dell’architettura moderna, mostrando come paesaggio, tradizioni costruttive, materiali e modelli anonimi abbiano alimentato l’abitare domestico italiano ed europeo, con particolare riferimento al periodo tra 1936 (anno in cui Giuseppe Pagano realizza la mostra "architettura senza architetti" e il 1980, quando la prima Biennale Architettura di Venezia cambia per sempre la prospettiva sull'architettura moderna. Monica Bruzzone indaga l’architettura italiana del dopoguerra attraverso temi apparentemente astratti: appropriatezza, dettaglio e buona costruzione. La tradizione popolare offre concretezza a tali temi, e diventa risorsa progettuale per l’edilizia moderna, dalla ricostruzione del piano INA-Casa alle sperimentazioni dei maestri italiani. Materiali, tecniche artigianali e piccola scala collegano la scala dell'edificio, quella del paesaggio e la dimensione astratta della memoria collettiva. L’architetto emerge come artigiano e umanista, chiamato a governare teoria, disegno e cantiere, trasformando la tradizione in invenzione attuale e responsabilità culturale condivisa.
Le radici anonime dell'abitare moderno. Il contesto italiano ed europeo (1934-1980)
Monica Bruzzone;
2012-01-01
Abstract
Il volume ricostruisce le radici popolari dell’architettura moderna, mostrando come paesaggio, tradizioni costruttive, materiali e modelli anonimi abbiano alimentato l’abitare domestico italiano ed europeo, con particolare riferimento al periodo tra 1936 (anno in cui Giuseppe Pagano realizza la mostra "architettura senza architetti" e il 1980, quando la prima Biennale Architettura di Venezia cambia per sempre la prospettiva sull'architettura moderna. Monica Bruzzone indaga l’architettura italiana del dopoguerra attraverso temi apparentemente astratti: appropriatezza, dettaglio e buona costruzione. La tradizione popolare offre concretezza a tali temi, e diventa risorsa progettuale per l’edilizia moderna, dalla ricostruzione del piano INA-Casa alle sperimentazioni dei maestri italiani. Materiali, tecniche artigianali e piccola scala collegano la scala dell'edificio, quella del paesaggio e la dimensione astratta della memoria collettiva. L’architetto emerge come artigiano e umanista, chiamato a governare teoria, disegno e cantiere, trasformando la tradizione in invenzione attuale e responsabilità culturale condivisa.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



