L’alta Val di Vara, in provincia della Spezia, è un’area appenninica posta tra i circa 200 m s.l.m. del fondovalle e i 1.639 m del Monte Gottero, al confine con le province di Parma e di Massa-Carrara. La valle ha una certa notorietà come «valle del biologico», da quando alla fine degli anni Novanta, in anticipo rispetto al resto d’Italia, buona parte della produzione agricola venne convertita a questo tipo di produzione, allo scopo di intercettare i finanziamenti che l’Unione Europea stava iniziando a elargire. Attualmente, tale filiera interessa il 55% della superficie agricola totale e dal 2013 è supportata dal Biodistretto Val di Vara «Valle del Biologico». I comuni coinvolti nella presente ricerca si trovano all’estremo nord della valle (fig. 1): Varese Ligure (Vaeise nel dialetto genovese locale, Maissana (Maissaña) e Carro (Caro); i primi due categorizzati dalla Strategia nazionale per le aree interne come periferici, Carro come intermedio. La zona ha subito un forte spopolamento, iniziato alla fine dell’Ottocento ma cronicizzatosi nel secondo dopoguerra: la popolazione è calata del 71,27% tra il 1936 e il 2021, ovvero, aggregando i dati dei tre comuni, da 10.121 a 2.908 abitanti in 85 anni. Tale fenomeno ha inciso profondamente sul paesaggio, che ha subito un lento abbandono, e sulla trasmissione dei saperi locali. Nonostante la perdita di gran parte delle conoscenze proprie della cosiddetta «civiltà contadina», alcune pratiche sono tuttora in uso nelle aziende agricole – spesso a carattere familiare – e alcune associazioni locali continuano a perpetuarne la memoria. Tra queste spiccano le pratiche che ruotavano attorno al castagno (Castanea sativa), l’albero per antonomasia di larga parte dell’Appennino, un tempo pianta fondamentale per il sostentamento della famiglia contadina e oggi in regressione e inselvatichimento quasi ovunque. Il presente articolo illustra dunque le arti e i saperi intorno al castagno e alla produzione di farina, ripercorrendo le principali tappe di cura del castagneto e di lavorazione del frutto, mettendone in luce il progressivo abbandono. Successivamente, si evidenziano le attuali pratiche di trasmissione di tali conoscenze da parte degli abitanti e delle associazioni locali.

Arti e saperi intorno al castagno in alta Val di Vara

Enrico Priarone
2026-01-01

Abstract

L’alta Val di Vara, in provincia della Spezia, è un’area appenninica posta tra i circa 200 m s.l.m. del fondovalle e i 1.639 m del Monte Gottero, al confine con le province di Parma e di Massa-Carrara. La valle ha una certa notorietà come «valle del biologico», da quando alla fine degli anni Novanta, in anticipo rispetto al resto d’Italia, buona parte della produzione agricola venne convertita a questo tipo di produzione, allo scopo di intercettare i finanziamenti che l’Unione Europea stava iniziando a elargire. Attualmente, tale filiera interessa il 55% della superficie agricola totale e dal 2013 è supportata dal Biodistretto Val di Vara «Valle del Biologico». I comuni coinvolti nella presente ricerca si trovano all’estremo nord della valle (fig. 1): Varese Ligure (Vaeise nel dialetto genovese locale, Maissana (Maissaña) e Carro (Caro); i primi due categorizzati dalla Strategia nazionale per le aree interne come periferici, Carro come intermedio. La zona ha subito un forte spopolamento, iniziato alla fine dell’Ottocento ma cronicizzatosi nel secondo dopoguerra: la popolazione è calata del 71,27% tra il 1936 e il 2021, ovvero, aggregando i dati dei tre comuni, da 10.121 a 2.908 abitanti in 85 anni. Tale fenomeno ha inciso profondamente sul paesaggio, che ha subito un lento abbandono, e sulla trasmissione dei saperi locali. Nonostante la perdita di gran parte delle conoscenze proprie della cosiddetta «civiltà contadina», alcune pratiche sono tuttora in uso nelle aziende agricole – spesso a carattere familiare – e alcune associazioni locali continuano a perpetuarne la memoria. Tra queste spiccano le pratiche che ruotavano attorno al castagno (Castanea sativa), l’albero per antonomasia di larga parte dell’Appennino, un tempo pianta fondamentale per il sostentamento della famiglia contadina e oggi in regressione e inselvatichimento quasi ovunque. Il presente articolo illustra dunque le arti e i saperi intorno al castagno e alla produzione di farina, ripercorrendo le principali tappe di cura del castagneto e di lavorazione del frutto, mettendone in luce il progressivo abbandono. Successivamente, si evidenziano le attuali pratiche di trasmissione di tali conoscenze da parte degli abitanti e delle associazioni locali.
2026
978-88-85445-34-5
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11567/1318917
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