Questo breve contributo scientifico costituisce la comunicazione che si presenta al III Congreso Internacional “La psicología en el siglo XXI: «Hacia la multidisciplinariedad»”, che si svolge in Mexico dal 22 al 24 aprile 2009, presso il Centro Universitario di Ixtlahuaca. In esso lo studio della musica è considerato sia come esercizio cognitivo che come esercizio pratico-artistico, nel quale si esprimono ed abitano anche comportamenti di ruolo e di status culturalmente accettati, in grado di veicolare l’adesione a norme e valori etici. Secondo una visione politica ed istituzionale internazionale è evidente che la musica debba essere insegnata e praticata. In essa si trovano, anche se spesso invisibili, molti contenuti che permettono l’espressione di una cittadinanza nazionale e globale assieme, nel pieno rispetto cioè del locale che vive nel globale. Ma quali sono questi contenuti tanto particolari da essere nazionali e tanto generali da essere antropologicamente universali? Gli studiosi, gli intellettuali e gli uomini politici hanno chiare nella loro mente queste prospettive disciplinari e sociali? Inoltre, a quale tipo di cittadinanza fa riferimento la musica ed in quale modo partecipa ad una educazione generale dell’individuo? Sostenere l’importanza della musica per l’esercizio di una cittadinanza etica globale significa attribuirle una valenza culturale assolutamente positiva, specialmente in riferimento alla formazione di condotte eticamente importanti per la salvaguardia antropologica dell’intera umanità. Questo è il punto centrale della mia comunicazione, e mi piace poterlo affermare in un contesto internazionale come si presenta questo Congresso.
Il cielo dentro. Musica ed etica in una prospettiva esistenziale
BERTIROTTI, ALESSANDRO
2009-01-01
Abstract
Questo breve contributo scientifico costituisce la comunicazione che si presenta al III Congreso Internacional “La psicología en el siglo XXI: «Hacia la multidisciplinariedad»”, che si svolge in Mexico dal 22 al 24 aprile 2009, presso il Centro Universitario di Ixtlahuaca. In esso lo studio della musica è considerato sia come esercizio cognitivo che come esercizio pratico-artistico, nel quale si esprimono ed abitano anche comportamenti di ruolo e di status culturalmente accettati, in grado di veicolare l’adesione a norme e valori etici. Secondo una visione politica ed istituzionale internazionale è evidente che la musica debba essere insegnata e praticata. In essa si trovano, anche se spesso invisibili, molti contenuti che permettono l’espressione di una cittadinanza nazionale e globale assieme, nel pieno rispetto cioè del locale che vive nel globale. Ma quali sono questi contenuti tanto particolari da essere nazionali e tanto generali da essere antropologicamente universali? Gli studiosi, gli intellettuali e gli uomini politici hanno chiare nella loro mente queste prospettive disciplinari e sociali? Inoltre, a quale tipo di cittadinanza fa riferimento la musica ed in quale modo partecipa ad una educazione generale dell’individuo? Sostenere l’importanza della musica per l’esercizio di una cittadinanza etica globale significa attribuirle una valenza culturale assolutamente positiva, specialmente in riferimento alla formazione di condotte eticamente importanti per la salvaguardia antropologica dell’intera umanità. Questo è il punto centrale della mia comunicazione, e mi piace poterlo affermare in un contesto internazionale come si presenta questo Congresso.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



