Gli autori pongono la questione antropologica con la modestia che richiede la consapevolezza della loro umanità abissale. Perché umanità abissale? Perché l’umanità è ricca di profondità sia individuali che culturali. E sono profondità spesso inesplorate. Come accade nelle profondità marine, ad un certo punto il buio si fa assoluto e non è possibile andare oltre se non violentando la natura con artifici tecnologici. Anche per le profondità abissali dell’individuo, siano esse mentali, affettive o culturali, non c’è scienza in grado di portarle alla luce. In questo caso occorre arrestarsi e ben venga l’impossibilità ad andare oltre. Tali considerazioni, e quanto da esse deriva, ci impongono quella modestia che deve essere compagna in ogni percorso di conoscenza. Il tema di fondo viene poi trasposto dagli autori in ambito specifico riguardante l’identità globocentrica. Oggi si ritiene, da parte di alcuni studiosi, che non sia più possibile pensare alla cultura in una accezione classica, ossia intendendo la cultura come una struttura all’interno dalla quale sia individuabile un corpus di disponibilità e di atteggiamenti. Ma piuttosto come una “costruzione narrativa condivisa contestata e negoziata”. Tuttavia una parte del volume è dedicata ad una concezione della cultura come fenomenologia strutturata e interiorizzata. In pratica una costruzione neuronale.E la scienza cognitiva che prende l’avvio da questa premessa è applicata al mondo aziendale. Il volume, in sostanza, non offre soluzioni precostituite o verità acquisite, ma propone ipotesi, teorie affidate al vaglio del lettore in modo che la conoscenza possa procedere popperianamente per formulazioni teoriche e successive confutazioni.

Umanità abissale. Elementi di Antropologia secondo una prospettiva bioevolutiva e globocentrica

BERTIROTTI, ALESSANDRO;
2005-01-01

Abstract

Gli autori pongono la questione antropologica con la modestia che richiede la consapevolezza della loro umanità abissale. Perché umanità abissale? Perché l’umanità è ricca di profondità sia individuali che culturali. E sono profondità spesso inesplorate. Come accade nelle profondità marine, ad un certo punto il buio si fa assoluto e non è possibile andare oltre se non violentando la natura con artifici tecnologici. Anche per le profondità abissali dell’individuo, siano esse mentali, affettive o culturali, non c’è scienza in grado di portarle alla luce. In questo caso occorre arrestarsi e ben venga l’impossibilità ad andare oltre. Tali considerazioni, e quanto da esse deriva, ci impongono quella modestia che deve essere compagna in ogni percorso di conoscenza. Il tema di fondo viene poi trasposto dagli autori in ambito specifico riguardante l’identità globocentrica. Oggi si ritiene, da parte di alcuni studiosi, che non sia più possibile pensare alla cultura in una accezione classica, ossia intendendo la cultura come una struttura all’interno dalla quale sia individuabile un corpus di disponibilità e di atteggiamenti. Ma piuttosto come una “costruzione narrativa condivisa contestata e negoziata”. Tuttavia una parte del volume è dedicata ad una concezione della cultura come fenomenologia strutturata e interiorizzata. In pratica una costruzione neuronale.E la scienza cognitiva che prende l’avvio da questa premessa è applicata al mondo aziendale. Il volume, in sostanza, non offre soluzioni precostituite o verità acquisite, ma propone ipotesi, teorie affidate al vaglio del lettore in modo che la conoscenza possa procedere popperianamente per formulazioni teoriche e successive confutazioni.
2005
978-88-7796-210-2
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