Il lavoro valuta lo stato dell’integrazione normativa dei mercati finanziari europei nel contesto dell’Unione dei Mercati dei Capitali (Capital Markets Union - CMU). L’analisi indica come, pur in presenza di rilevanti progressi nella riduzione delle barriere giuridiche allo svolgimento di attività su base transfrontaliera, persistano aree di divergenza tra i diversi Stati membri dell’Unione europea. Mentre tali divergenze dipendono in misura sempre minore da asimmetrie nella regolazione, permangono diversità applicative nelle molteplici ipotesi in cui l’ampiezza delle previsioni europee (pur armonizzate) lascia margini significativi agli interpreti nazionali — siano essi partecipanti al mercato, autorità di vigilanza o organi giurisdizionali. Dal punto di vista metodologico, il lavoro analizza, anche in chiave comparatistica, alcuni effetti delle interpretazioni divergenti che riguardano, a livello nazionale, norme di massima armonizzazione o addirittura uniformi. L’analisi prende in considerazione esempi significativi di tale divergenza nei diversi ambiti dei mercati finanziari, tra cui le offerte al pubblico, le offerte pubbliche di acquisto, gli obblighi informativi degli emittenti e la prestazione dei servizi di investimento. Inoltre, l’analisi considera sia i profili di regolazione, sia quelli di diritto privato in tali ambiti, sottolineando come la disciplina privatistica, spesso trascurata dal legislatore europeo, rivesta in realtà un ruolo centrale nel determinare il livello di integrazione dei mercati. In tale contesto, l’articolo si sofferma anche sul duplice ruolo degli standard di condotta, quali elementi essenziali per il buon funzionamento della CMU ed, al contempo, quali fonti di difformità nella regolazione e nella disciplina di diritto privato. Preso atto dell’inevitabilità, per lo meno nel medio termine, del ricorso agli standard quale elemento di effettività della disciplina europea, l’articolo rileva il ruolo dell’attribuzione dei poteri di “enforcement” pubblico e privato nel garantire che le persistenti divergenze interpretative a livello nazionale siano disciplinate in un quadro omogeneo ed efficiente.

Diritto europeo e discipline nazionali dei mercati finanziari: l'armonizzazione normativa dopo la Capital Markets Union

Matteo Gargantini
2024-01-01

Abstract

Il lavoro valuta lo stato dell’integrazione normativa dei mercati finanziari europei nel contesto dell’Unione dei Mercati dei Capitali (Capital Markets Union - CMU). L’analisi indica come, pur in presenza di rilevanti progressi nella riduzione delle barriere giuridiche allo svolgimento di attività su base transfrontaliera, persistano aree di divergenza tra i diversi Stati membri dell’Unione europea. Mentre tali divergenze dipendono in misura sempre minore da asimmetrie nella regolazione, permangono diversità applicative nelle molteplici ipotesi in cui l’ampiezza delle previsioni europee (pur armonizzate) lascia margini significativi agli interpreti nazionali — siano essi partecipanti al mercato, autorità di vigilanza o organi giurisdizionali. Dal punto di vista metodologico, il lavoro analizza, anche in chiave comparatistica, alcuni effetti delle interpretazioni divergenti che riguardano, a livello nazionale, norme di massima armonizzazione o addirittura uniformi. L’analisi prende in considerazione esempi significativi di tale divergenza nei diversi ambiti dei mercati finanziari, tra cui le offerte al pubblico, le offerte pubbliche di acquisto, gli obblighi informativi degli emittenti e la prestazione dei servizi di investimento. Inoltre, l’analisi considera sia i profili di regolazione, sia quelli di diritto privato in tali ambiti, sottolineando come la disciplina privatistica, spesso trascurata dal legislatore europeo, rivesta in realtà un ruolo centrale nel determinare il livello di integrazione dei mercati. In tale contesto, l’articolo si sofferma anche sul duplice ruolo degli standard di condotta, quali elementi essenziali per il buon funzionamento della CMU ed, al contempo, quali fonti di difformità nella regolazione e nella disciplina di diritto privato. Preso atto dell’inevitabilità, per lo meno nel medio termine, del ricorso agli standard quale elemento di effettività della disciplina europea, l’articolo rileva il ruolo dell’attribuzione dei poteri di “enforcement” pubblico e privato nel garantire che le persistenti divergenze interpretative a livello nazionale siano disciplinate in un quadro omogeneo ed efficiente.
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