Con una recente pronuncia, la Corte di cassazione è tornata sul dibattito, mai sopito, circa la nozione di frode nel reato di cui all’art. 356 c.p. Sulla base di argomenti letterali e sistematici, legati anche al rapporto con l’art. 355 c.p., la Corte aderisce all’indirizzo restrittivo che pretende, per la consumazione del reato, un comportamento almeno dissimulatorio da parte dell’agente. Nonostante la sentenza in commento rinneghi apertamente l’opposto orientamento, che fa coincidere la frode con l’inadempimento in mala fede, tale tesi è ancora sostenuta da una parte degli interpreti, così da indurre a considerare con favore un futuro intervento chiarificatore a Sezioni unite.
Sulla definizione del concetto di frode nelle pubbliche forniture: un contrasto da sanare
Sara Prandi
2021-01-01
Abstract
Con una recente pronuncia, la Corte di cassazione è tornata sul dibattito, mai sopito, circa la nozione di frode nel reato di cui all’art. 356 c.p. Sulla base di argomenti letterali e sistematici, legati anche al rapporto con l’art. 355 c.p., la Corte aderisce all’indirizzo restrittivo che pretende, per la consumazione del reato, un comportamento almeno dissimulatorio da parte dell’agente. Nonostante la sentenza in commento rinneghi apertamente l’opposto orientamento, che fa coincidere la frode con l’inadempimento in mala fede, tale tesi è ancora sostenuta da una parte degli interpreti, così da indurre a considerare con favore un futuro intervento chiarificatore a Sezioni unite.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



