Questo articolo affronta il tema dell’utilizzo dell’attività motoria e della pratica sportiva ai fini della riabilitazione e del reinserimento sociale di persone con patologie psichiatriche, attraverso la presentazione e l’analisi di un’importante, pionieristica iniziativa in quest’ambito: il progetto “Matti per la vela” (MPV), realizzato tra il 1999 e il 2009 a Genova da alcune associazioni di “vela solidale” (AVS). Questo aggettivo (solidale) qualifica diverse iniziative sociali che considerano la pratica velica, e quindi il mare e le barche, come luoghi di educazione ma anche di integrazione per chi ha differenti abilità o si trova in particolari situazioni di disagio, offrendo opportunità di pratica sportiva a soggetti che altrimenti non potrebbero accedervi per condizioni socio-economiche o fisiche. In questo risiede il loro carattere di solidarietà. Dopo aver presentato le definizioni di disabilità e di inclusione sociale in termini teorici, nell’articolo verranno descritte le principali iniziative realizzate nell’ambito del progetto MPV lungo il suo decennio di attività, per poi svolgere alcune riflessioni conclusive. Di seguito, in sintesi, i principali punti discussi nello studio di caso. Nella scia delle riforme promosse in ambito psichiatrico da Franco Basaglia negli anni ’70, il progetto ha rappresentato un importante momento di innovazione sociale, soprattutto in relazione alla de-istituzionalizzazione della condizione dei pazienti, attraverso la pratica sportiva. Per il suo avvio, è stata fondamentale la presenza di persone che erano professionisti e operatori negli ambiti dell’educazione, delle cure psichiatriche, dei servizi sociali o sanitari, ma che allo stesso tempo erano anche appassionati velisti, in grado così di stabilire nuove relazioni tra realtà associative e istituzioni socio-sanitarie, avendo intuito le potenzialità dell’attività fisico-sportiva per interventi efficaci nelle realtà professionali di propria competenza. Nel corso del progetto, si è dovuto porre attenzione alla gestione dell’equipaggio. Al suo interno sono emersi un “gruppo di interesse” centrato più sul compito/cognitivo e quindi tecnico e un “gruppo aperto” che guardava più alla socializzazione/affettività, da mantenere insieme. I rapporti con gli sponsor del progetto, importanti aziende di rilievo nazionale e internazionale, hanno assunto caratteri di ambivalenza. Se in partenza gli sponsor hanno fornito supporto economico e logistico per raggiungere gli obiettivi di progetto, si sono evidenziati i rischi connessi al fatto che il progetto era diventato a sua volta una parte altrettanto importante della strategia di marketing e comunicazione degli sponsor stessi, con riflessi sull’effettiva capacità dell’associazione MPV di decidere in autonomia il programma delle proprie attività. Un ultimo aspetto cruciale è quello dell’efficacia delle attività veliche rispetto agli obiettivi che si pongono e alla possibilità di verificare questa efficacia empiricamente. Nel caso presentato, queste attività sono risultate utili ai fini terapici e hanno costituito un importante tentativo di superare la condizione di disabilità e di offrire opportunità di inclusione, proprio perché intervengono su tutti i termini della questione, sia quelli individuali che quelli relativi al contesto sociale di vita. Tra le condizioni per l’efficacia, ci sono senz’altro la continuità della partecipazione dei pazienti alle attività sportive e il loro inserimento in un progetto terapeutico più ampio.

Attività sportiva, riabilitazione e inclusione sociale in ambito psichiatrico: un progetto di vela solidale

Agostino Massa
2024-01-01

Abstract

Questo articolo affronta il tema dell’utilizzo dell’attività motoria e della pratica sportiva ai fini della riabilitazione e del reinserimento sociale di persone con patologie psichiatriche, attraverso la presentazione e l’analisi di un’importante, pionieristica iniziativa in quest’ambito: il progetto “Matti per la vela” (MPV), realizzato tra il 1999 e il 2009 a Genova da alcune associazioni di “vela solidale” (AVS). Questo aggettivo (solidale) qualifica diverse iniziative sociali che considerano la pratica velica, e quindi il mare e le barche, come luoghi di educazione ma anche di integrazione per chi ha differenti abilità o si trova in particolari situazioni di disagio, offrendo opportunità di pratica sportiva a soggetti che altrimenti non potrebbero accedervi per condizioni socio-economiche o fisiche. In questo risiede il loro carattere di solidarietà. Dopo aver presentato le definizioni di disabilità e di inclusione sociale in termini teorici, nell’articolo verranno descritte le principali iniziative realizzate nell’ambito del progetto MPV lungo il suo decennio di attività, per poi svolgere alcune riflessioni conclusive. Di seguito, in sintesi, i principali punti discussi nello studio di caso. Nella scia delle riforme promosse in ambito psichiatrico da Franco Basaglia negli anni ’70, il progetto ha rappresentato un importante momento di innovazione sociale, soprattutto in relazione alla de-istituzionalizzazione della condizione dei pazienti, attraverso la pratica sportiva. Per il suo avvio, è stata fondamentale la presenza di persone che erano professionisti e operatori negli ambiti dell’educazione, delle cure psichiatriche, dei servizi sociali o sanitari, ma che allo stesso tempo erano anche appassionati velisti, in grado così di stabilire nuove relazioni tra realtà associative e istituzioni socio-sanitarie, avendo intuito le potenzialità dell’attività fisico-sportiva per interventi efficaci nelle realtà professionali di propria competenza. Nel corso del progetto, si è dovuto porre attenzione alla gestione dell’equipaggio. Al suo interno sono emersi un “gruppo di interesse” centrato più sul compito/cognitivo e quindi tecnico e un “gruppo aperto” che guardava più alla socializzazione/affettività, da mantenere insieme. I rapporti con gli sponsor del progetto, importanti aziende di rilievo nazionale e internazionale, hanno assunto caratteri di ambivalenza. Se in partenza gli sponsor hanno fornito supporto economico e logistico per raggiungere gli obiettivi di progetto, si sono evidenziati i rischi connessi al fatto che il progetto era diventato a sua volta una parte altrettanto importante della strategia di marketing e comunicazione degli sponsor stessi, con riflessi sull’effettiva capacità dell’associazione MPV di decidere in autonomia il programma delle proprie attività. Un ultimo aspetto cruciale è quello dell’efficacia delle attività veliche rispetto agli obiettivi che si pongono e alla possibilità di verificare questa efficacia empiricamente. Nel caso presentato, queste attività sono risultate utili ai fini terapici e hanno costituito un importante tentativo di superare la condizione di disabilità e di offrire opportunità di inclusione, proprio perché intervengono su tutti i termini della questione, sia quelli individuali che quelli relativi al contesto sociale di vita. Tra le condizioni per l’efficacia, ci sono senz’altro la continuità della partecipazione dei pazienti alle attività sportive e il loro inserimento in un progetto terapeutico più ampio.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
MPV_CSS testo.pdf

accesso chiuso

Tipologia: Altro materiale allegato
Dimensione 9.2 MB
Formato Adobe PDF
9.2 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri   Richiedi una copia

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11567/1231178
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact