Mostrando la stretta connessione delle lettere con la vita civile e il ruolo subordinato che, nel pensiero di Mazzini, la letteratura assume nei confronti della lotta politica, il contributo prende le mosse dalla definizione mazziniana del “genio” come interprete della vita sociale della nazione e come mediatore tra un’epoca al tramonto e la nuova era che sta per sorgere per delineare un canone di autori che trova il suo modello principale in Dante, spirito libero nel rifiutare ogni forma di tirannide straniera e domestica e “genio profetico” nel presentire con un anticipo di diversi secoli il carattere unitario dell’identità sociale e culturale italiana. Lo stesso amor di patria si riscontra nell’animo di Machiavelli, guastato però da un’indole scettica e materialista, abile a svelare gli inganni del potere ma non altrettanto efficace a instradare gli uomini sulla via del progresso. In seguito, la lezione civile e letteraria di Dante si realizza in Foscolo, che nella rivendicazione dell’autonomia delle lettere dal potere compie un processo storico-culturale già avviato da Parini, Alfieri e Monti. L’eredità foscoliana rivive nella generazione degli autori romantici, e in particolare nella scuola che si riconosce più nel temperamento inquieto di Guerrazzi che sotto la “bandiera dell’uguaglianza cristiana” agitata da Manzoni. I tempi per l’avvento di un nuovo genio sono pertanto maturi. Nei Pensieri ai poeti del XIX secolo Mazzini torna così a invocare i principî del diritto, dell’uguaglianza e della giustizia che dovranno ispirare la nuova società e sui quali il profeta dell’avvenire canterà “i bei nomi di patria, d’amore, di libertà, di progresso”.
Mazzini e il “genio” della patria nella tradizione letteraria italiana
Luca Beltrami
2024-01-01
Abstract
Mostrando la stretta connessione delle lettere con la vita civile e il ruolo subordinato che, nel pensiero di Mazzini, la letteratura assume nei confronti della lotta politica, il contributo prende le mosse dalla definizione mazziniana del “genio” come interprete della vita sociale della nazione e come mediatore tra un’epoca al tramonto e la nuova era che sta per sorgere per delineare un canone di autori che trova il suo modello principale in Dante, spirito libero nel rifiutare ogni forma di tirannide straniera e domestica e “genio profetico” nel presentire con un anticipo di diversi secoli il carattere unitario dell’identità sociale e culturale italiana. Lo stesso amor di patria si riscontra nell’animo di Machiavelli, guastato però da un’indole scettica e materialista, abile a svelare gli inganni del potere ma non altrettanto efficace a instradare gli uomini sulla via del progresso. In seguito, la lezione civile e letteraria di Dante si realizza in Foscolo, che nella rivendicazione dell’autonomia delle lettere dal potere compie un processo storico-culturale già avviato da Parini, Alfieri e Monti. L’eredità foscoliana rivive nella generazione degli autori romantici, e in particolare nella scuola che si riconosce più nel temperamento inquieto di Guerrazzi che sotto la “bandiera dell’uguaglianza cristiana” agitata da Manzoni. I tempi per l’avvento di un nuovo genio sono pertanto maturi. Nei Pensieri ai poeti del XIX secolo Mazzini torna così a invocare i principî del diritto, dell’uguaglianza e della giustizia che dovranno ispirare la nuova società e sui quali il profeta dell’avvenire canterà “i bei nomi di patria, d’amore, di libertà, di progresso”.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



