La sentenza in commento afferma la legittimità del recupero ex officio, a norma dell’art. 507 c.p.p., di intercettazioni sottratte alla rituale discovery, aderendo a un orientamento consolidato in giurisprudenza. A sostegno di tale esegesi, la Cassazione è solita richiamare il carattere non realmente patologico dell’inutilizzabilità conseguente all’omesso deposito di atti delle indagini, nonché la natura “sostanziale” dell’art. 507 c.p.p., norma orientata alla “ricerca della verità”. L’orientamento in discorso merita qualche riflessione critica: nel presente lavoro, ci si sofferma sul rapporto tra vizi da omessa discovery e poteri ufficiosi del giudice, alla luce di considerazioni di ordine sistematico, costituzionale ed europeo.
Acquisizione ex art. 507 c.p.p. di atti probatori non depositati: coordinate sistematiche ed europee per un auspicabile cambio di rotta
Luigi Parodi
2025-01-01
Abstract
La sentenza in commento afferma la legittimità del recupero ex officio, a norma dell’art. 507 c.p.p., di intercettazioni sottratte alla rituale discovery, aderendo a un orientamento consolidato in giurisprudenza. A sostegno di tale esegesi, la Cassazione è solita richiamare il carattere non realmente patologico dell’inutilizzabilità conseguente all’omesso deposito di atti delle indagini, nonché la natura “sostanziale” dell’art. 507 c.p.p., norma orientata alla “ricerca della verità”. L’orientamento in discorso merita qualche riflessione critica: nel presente lavoro, ci si sofferma sul rapporto tra vizi da omessa discovery e poteri ufficiosi del giudice, alla luce di considerazioni di ordine sistematico, costituzionale ed europeo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



