Gli autori propongono una lettura stratigrafica del Canale di Sicilia come spazio marittimo storicamente costituito da mobilità, scambi e conflitti e oggi ridefinito dalle restrittive politiche di frontiera europee e dai processi di frontierizzazione che lo attraversano. Attraverso un’etnografia multisituata condotta tra il 2023 e il 2024 – comprendente imbarchi nel Mediterraneo centrale (a bordo della Tanimar e del veliero SAR Nadir), ricerche a Mazara del Vallo e missioni in Tunisia – gli autori mettono in dialogo le “piccole storie” subalterne di pescatori e marinai con la “grande storia” mediterranea. I tre frammenti etnografici presentati ricostruiscono: le memorie rimosse delle migrazioni italiane in Tunisia e tunisine in Sicilia, evidenziando processi di rimozione, segregazione morbida e patrimonializzazione turistica; la circolazione di lessici, pratiche e immaginari nello Stretto di Sicilia, dove l’italiano si configura come lingua franca e termini come “clandestino” e “harraga” assumono significati differenziali tra discriminazione e resistenza; le traiettorie di pescatori criminalizzati, che mostrano come la frontiera agisca quale dispositivo economico e simbolico di produzione di soggettività subalterne. Nel loro insieme, i materiali raccolti restituiscono un Mediterraneo inteso non solo come confine necropolitico, ma come spazio sedimentato di connessioni parziali, solidarietà situate e frizioni, in cui diverse temporalità migratorie continuano a sovrapporsi, sfidando le narrazioni egemoniche che riducono il “mare di mezzo” a mera linea di separazione tra Nord e Sud.

Mobilità e immaginari del Canale di Sicilia: uno sguardo dal mare

Bonnin Ivan;Queirolo Palmas Luca
2025-01-01

Abstract

Gli autori propongono una lettura stratigrafica del Canale di Sicilia come spazio marittimo storicamente costituito da mobilità, scambi e conflitti e oggi ridefinito dalle restrittive politiche di frontiera europee e dai processi di frontierizzazione che lo attraversano. Attraverso un’etnografia multisituata condotta tra il 2023 e il 2024 – comprendente imbarchi nel Mediterraneo centrale (a bordo della Tanimar e del veliero SAR Nadir), ricerche a Mazara del Vallo e missioni in Tunisia – gli autori mettono in dialogo le “piccole storie” subalterne di pescatori e marinai con la “grande storia” mediterranea. I tre frammenti etnografici presentati ricostruiscono: le memorie rimosse delle migrazioni italiane in Tunisia e tunisine in Sicilia, evidenziando processi di rimozione, segregazione morbida e patrimonializzazione turistica; la circolazione di lessici, pratiche e immaginari nello Stretto di Sicilia, dove l’italiano si configura come lingua franca e termini come “clandestino” e “harraga” assumono significati differenziali tra discriminazione e resistenza; le traiettorie di pescatori criminalizzati, che mostrano come la frontiera agisca quale dispositivo economico e simbolico di produzione di soggettività subalterne. Nel loro insieme, i materiali raccolti restituiscono un Mediterraneo inteso non solo come confine necropolitico, ma come spazio sedimentato di connessioni parziali, solidarietà situate e frizioni, in cui diverse temporalità migratorie continuano a sovrapporsi, sfidando le narrazioni egemoniche che riducono il “mare di mezzo” a mera linea di separazione tra Nord e Sud.
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