Il saggio esamina lo stretto legame intellettuale, pedagogico e biografico tra Alberto III Pio, ultimo principe umanista di Carpi, e il suo celebre precettore e stampatore Aldo Manuzio. Attraverso il parallelismo tra i loro rispettivi motti d'elezione – il ‘Ne quid nimis’ di Alberto III, ispirato alla sobria moderazione classica, e il ‘Festina lente’ di Manuzio, emblema della sua marca tipografica – lo studio evidenzia una comune ‘Weltanschauung’, fondata sull'armonia, sulla riscoperta della sapienza antica e sul superamento della "barbarie" del proprio tempo. L'autrice articola l'analisi lungo due binari complementari che si riflettono vicendevolmente "nel piccolo e nel grande mondo". Da un lato, nel piccolo universo del libro, viene ricostruito infatti l'ambizioso progetto educativo e filologico di Aldo Manuzio, teso alla diffusione dei classici e all'insegnamento pionieristico della lingua greca a Venezia attraverso innovazioni tecniche come il carattere corsivo e il formato in ottavo degli ‘enchiridia’. Dall'altro, nel grande mondo della città, viene approfondita la complessa parabola politica e diplomatica di Alberto III Pio, che si riverbera nel radicale rinnovamento urbanistico e architettonico del borgo di Carpi. Avvalendosi della collaborazione di artisti del calibro di Baldassarre Peruzzi e Giovanni del Sega, il Principe trasformò così la città in una "piccola Roma rinascimentale", monumentalizzando gli spazi pubblici (la Piazza e il Duomo) e ridecorando in chiave encomiastica e classica il Palazzo dei Pio. Nonostante i fallimenti iniziali, come il naufragio del progetto di una stamperia comune a Novi e il drammatico epilogo politico di Alberto III, costretto all'esilio in Francia dopo la discesa dei Lanzichenecchi e l'avvento del dominio estense, il saggio dimostra come l'interazione tra mecenate e stampatore abbia rappresentato una delle espressioni più alte ed eroiche della resistenza culturale della civiltà umanistica europea, capace di far dialogare magistralmente la microstoria della signoria carpigiana con i grandi mutamenti del Rinascimento italiano.
Dal Ne quid nimis di Alberto III Pio da Carpi al Festina lente di Aldo Manuzio: I prodigi di una Weltanschauung d'arte ed armonia tra testo e immagine nel piccolo e nel grande mondo
S. FERRANDO
2018-01-01
Abstract
Il saggio esamina lo stretto legame intellettuale, pedagogico e biografico tra Alberto III Pio, ultimo principe umanista di Carpi, e il suo celebre precettore e stampatore Aldo Manuzio. Attraverso il parallelismo tra i loro rispettivi motti d'elezione – il ‘Ne quid nimis’ di Alberto III, ispirato alla sobria moderazione classica, e il ‘Festina lente’ di Manuzio, emblema della sua marca tipografica – lo studio evidenzia una comune ‘Weltanschauung’, fondata sull'armonia, sulla riscoperta della sapienza antica e sul superamento della "barbarie" del proprio tempo. L'autrice articola l'analisi lungo due binari complementari che si riflettono vicendevolmente "nel piccolo e nel grande mondo". Da un lato, nel piccolo universo del libro, viene ricostruito infatti l'ambizioso progetto educativo e filologico di Aldo Manuzio, teso alla diffusione dei classici e all'insegnamento pionieristico della lingua greca a Venezia attraverso innovazioni tecniche come il carattere corsivo e il formato in ottavo degli ‘enchiridia’. Dall'altro, nel grande mondo della città, viene approfondita la complessa parabola politica e diplomatica di Alberto III Pio, che si riverbera nel radicale rinnovamento urbanistico e architettonico del borgo di Carpi. Avvalendosi della collaborazione di artisti del calibro di Baldassarre Peruzzi e Giovanni del Sega, il Principe trasformò così la città in una "piccola Roma rinascimentale", monumentalizzando gli spazi pubblici (la Piazza e il Duomo) e ridecorando in chiave encomiastica e classica il Palazzo dei Pio. Nonostante i fallimenti iniziali, come il naufragio del progetto di una stamperia comune a Novi e il drammatico epilogo politico di Alberto III, costretto all'esilio in Francia dopo la discesa dei Lanzichenecchi e l'avvento del dominio estense, il saggio dimostra come l'interazione tra mecenate e stampatore abbia rappresentato una delle espressioni più alte ed eroiche della resistenza culturale della civiltà umanistica europea, capace di far dialogare magistralmente la microstoria della signoria carpigiana con i grandi mutamenti del Rinascimento italiano.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



