Il contributo analizza criticamente la sentenza **CV c. Ministero dell’Interno della Repubblica Ceca**, resa dalla Corte di giustizia in materia di protezione internazionale e nozione di “paese di origine sicuro”. L’Autore ricostruisce il contesto politico e giuridico europeo segnato dalle tensioni migratorie, dall’asimmetrica distribuzione delle domande di asilo e dalla fragilità del sistema comune di asilo. La sentenza viene esaminata sotto tre profili principali: gli effetti dello stato d’urgenza ex art. 15 CEDU, la possibilità di qualificare come sicuro solo parte del territorio di uno Stato terzo e il potere del giudice nazionale di rilevare d’ufficio violazioni procedurali sostanziali. Pur condividendo l’esclusione di automatismi tra deroga CEDU e perdita della qualifica di paese sicuro, il saggio critica la scelta della Corte di negare agli Stati membri la possibilità di designazioni territorialmente parziali. Secondo l’Autore, tale conclusione trascura un’interpretazione sistematica del diritto UE, in particolare della direttiva qualifiche e del nuovo regolamento procedure, che ammette eccezioni territoriali e personali. Il lavoro evidenzia inoltre il rischio che l’approccio della Corte irrigidisca inutilmente le procedure, ostacolando una gestione proporzionata delle domande di asilo e indebolendo il dialogo tra istituzioni europee e nazionali. In conclusione, il contributo auspica una giurisprudenza più attenta al principio di leale cooperazione, al contesto politico-istituzionale e all’esigenza di bilanciare tutela individuale, efficienza amministrativa e coerenza sistemica del diritto dell’Unione.
Le torri (d’avorio?) di Kirchberg: riflessioni a margine della sentenza CV c. Ministero dell’Interno della Repubblica Ceca
munari
2025-01-01
Abstract
Il contributo analizza criticamente la sentenza **CV c. Ministero dell’Interno della Repubblica Ceca**, resa dalla Corte di giustizia in materia di protezione internazionale e nozione di “paese di origine sicuro”. L’Autore ricostruisce il contesto politico e giuridico europeo segnato dalle tensioni migratorie, dall’asimmetrica distribuzione delle domande di asilo e dalla fragilità del sistema comune di asilo. La sentenza viene esaminata sotto tre profili principali: gli effetti dello stato d’urgenza ex art. 15 CEDU, la possibilità di qualificare come sicuro solo parte del territorio di uno Stato terzo e il potere del giudice nazionale di rilevare d’ufficio violazioni procedurali sostanziali. Pur condividendo l’esclusione di automatismi tra deroga CEDU e perdita della qualifica di paese sicuro, il saggio critica la scelta della Corte di negare agli Stati membri la possibilità di designazioni territorialmente parziali. Secondo l’Autore, tale conclusione trascura un’interpretazione sistematica del diritto UE, in particolare della direttiva qualifiche e del nuovo regolamento procedure, che ammette eccezioni territoriali e personali. Il lavoro evidenzia inoltre il rischio che l’approccio della Corte irrigidisca inutilmente le procedure, ostacolando una gestione proporzionata delle domande di asilo e indebolendo il dialogo tra istituzioni europee e nazionali. In conclusione, il contributo auspica una giurisprudenza più attenta al principio di leale cooperazione, al contesto politico-istituzionale e all’esigenza di bilanciare tutela individuale, efficienza amministrativa e coerenza sistemica del diritto dell’Unione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



