Il saggio propone una rilettura di Corporale (1974) di Paolo Volponi che mette in discussione l’interpretazione prevalente del romanzo come rappresentazione di un personaggio psicotico. Attraverso un’analisi puntuale della struttura narrativa, delle scelte stilistico-linguistiche e degli indizi intertestuali, si sostiene qui che il protagonista Gerolamo Aspri non sia rappresentato come un soggetto psicotico in senso clinico, né la sua lingua possa essere ricondotta a modalità schizofreniche e paranoiche, come avveniva invece nei precedenti Memoriale e La macchina mondiale. Al contrario, Corporale si configura come un testo magmatico in cui la composizione eterogenea dei materiali linguistici risponde a una logica letteraria e insieme a un’istanza politica. L’analisi mostra come numerosi tratti linguistico-stilistici apparentemente patologici risultino più coerentemente spiegabili come effetti consapevoli di una scrittura associativa riconducibile alla tradizione surrealista. Le citazioni di Breton, finora non riscontrate dalla critica, assumono così un valore metaletterario decisivo, segnalando la rilevanza del surrealismo come modello. Il romanzo si conclude tuttavia con il fallimento dei due progetti connessi di rinnovamento linguistico e di costruzione di un rifugio, tenuti insieme dall’impulso letterario (la poesia che può salvare il mondo) e da una valorizzazione à la Marcuse dell’istintualità come forza potenzialmente rivoluzionaria: c’è spazio solo per la rivolta nichilistica dell’alter ego Murieta.
Gerolamo Aspri folle, rivoltoso o surrealista? Su Corporale di Paolo Volponi
Paolo Zublena
2025-01-01
Abstract
Il saggio propone una rilettura di Corporale (1974) di Paolo Volponi che mette in discussione l’interpretazione prevalente del romanzo come rappresentazione di un personaggio psicotico. Attraverso un’analisi puntuale della struttura narrativa, delle scelte stilistico-linguistiche e degli indizi intertestuali, si sostiene qui che il protagonista Gerolamo Aspri non sia rappresentato come un soggetto psicotico in senso clinico, né la sua lingua possa essere ricondotta a modalità schizofreniche e paranoiche, come avveniva invece nei precedenti Memoriale e La macchina mondiale. Al contrario, Corporale si configura come un testo magmatico in cui la composizione eterogenea dei materiali linguistici risponde a una logica letteraria e insieme a un’istanza politica. L’analisi mostra come numerosi tratti linguistico-stilistici apparentemente patologici risultino più coerentemente spiegabili come effetti consapevoli di una scrittura associativa riconducibile alla tradizione surrealista. Le citazioni di Breton, finora non riscontrate dalla critica, assumono così un valore metaletterario decisivo, segnalando la rilevanza del surrealismo come modello. Il romanzo si conclude tuttavia con il fallimento dei due progetti connessi di rinnovamento linguistico e di costruzione di un rifugio, tenuti insieme dall’impulso letterario (la poesia che può salvare il mondo) e da una valorizzazione à la Marcuse dell’istintualità come forza potenzialmente rivoluzionaria: c’è spazio solo per la rivolta nichilistica dell’alter ego Murieta.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



